
Gestione del rischio sismico alla scala urbana
«Restando al tema del disastro di Lisbona, converrete che, per esempio, la natura non aveva affatto riunito in quel luogo ventimila case di sei o sette piani e che se gli abitanti di quella grande città fossero stati distribuiti più equamente sul territorio e alloggiati in edifici di minore imponenza, il disastro sarebbe stato meno violento o, forse, non ci sarebbe stato affatto».
JEAN – JACQUES ROUSSEAU
Lettera a Voltaire sul disastro di Lisbona, 18 agosto 1756

INTRODUZIONE
Pochi hanno la consapevolezza che la più efficace politica preventiva, per ottenere una riduzione concreta e tangibile del rischio sismico, si possa ottenere con una corretta pianificazione urbanistica: il presente lavoro prova a dimostrarlo ed è basato sul seguente assunto:
“L’impatto sismico, a livello urbano, non è esprimibile solo come valore numerico di edifici danneggiati e loro contenuto, ma anche come perdita di efficienza dei sistemi funzionali e dei livelli di prestazione offerti, nonché come svilimento delle caratteristiche sociali, economiche, culturali e identitarie della comunità.
Ai fini della prevenzione, pertanto, occorre definire in quale parte del territorio il rischio sismico sia più rilevante, quali siano i sistemi più esposti, le parti della città ove gli stati limite di sistema possano venire superati e quale ne sia la sua componente prevalente, per poter attuare, in forma mirata e costante nel tempo, tutte le necessarie azioni preventive, strutturali e non, per rendere il sistema resistente e la comunità più resiliente”
Prof. Arch. Roberto Cesare IoriThis aerial photo shows the damaged buildings in the town of Amatrice, central Italy, after an earthquake, Wednesday, Aug. 24, 2016. The magnitude 6 quake struck at 3:36 a.m. (0136 GMT) and was felt across a broad swath of central Italy, including Rome where residents of the capital felt a long swaying followed by aftershocks.
